Il borgo di Farfa e l’imperiale abbazia

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Farfa ebbe il patrocinio di Carlo Magno e governò, nel periodo di massimo splendore, una parte importante dell’Italia centrale. Costruita sui resti di un tempio dedicato alla dea Vacuna, la prima fondazione dell’abbazia risale alla fine del VI secolo, ad opera di san Lorenzo Siro. Eretta abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio, venne visitata da Carlo Magno prima di essere incoronato nella notte di Natale dell’800. La decadenza dell’impero carolingio e la penetrazione dei Saraceni furono fatali all’abbazia. Con Berardo I (1047-1089) l’abbazia riassume il carattere imperiale e nella lotta per le investiture si schiera contro i papi e a favore di Enrico IV e dei dinasti germanici. I possedimenti farfensi di questo periodo sono vastissimi, fino ad arrivare ad Ascoli Piceno. La definitiva decadenza iniziò con il concordato di Worms che segnò il passaggio dell’abbazia sotto l’autorità pontificia. Fu istituita la commenda con il cardinale “nepote” di Bonifacio IX affidata di norma alle famiglie nobili romane. Gli Orsini nella seconda metà del XV secolo costruirono l’attuale chiesa che fu consacrata nelle 1496; i Barberini riordinarono e ampliarono il borgo, in larga parte. Attraverso un portale romanico del XIV secolo (con aggiunte gotiche) si accede ad un cortile sullo sfondo del quale si apre la chiesa abbaziale consacrata alla Vergine. A destra della basilica si trova un grande cortile, denominato cortile dell’esedra, con una fontana al centro, dal quale si vede l’alta parete, caratterizzata da lesene, del coro quadrato appartenente alla chiesa carolingia. Entrando nel monastero e percorrendo un lungo corridoio dal quale è possibile scorgere il chiostrino, tradizionalmente detto longobardo, si arriva al refettorio seicentesco, decorato da Vincenzo Manenti.