La storia

farainsabina

Fara è un termine longobardo con cui si indicava un gruppo familiare, discendente da uno stesso capostipite che, durante le invasioni, si insediava a formare un avamposto militare. Il termine indicava anche il territorio che veniva assegnato dal re a ciascun gruppo familiare –una fara, appunto- quando, a seguito di conquiste, si determinavano stanziamenti stabili. Tale termine funge ancora da toponimo in alcune località dell’Italia del centro-nord, a testimonianza del millenario retaggio longobardo. Fara in Sabina deve, dunque, la sua origine ai Longobardi che, scesi in Italia sul finire del VI secolo d.C., costruirono un importante regno durato fino all’ VIII secolo. Successivamente, Fara passò alle dipendenze dell’Abbazia benedettina di Farfa, di cui fu uno dei presìdi militari più importanti. La sua posizione elevata, infatti, a dominio del Monte Acuziano e della strada per il Monastero, faceva sì che fosse un centro di grande importanza strategica. Il castello di Fara in Sabina appare già edificato prima del novembre 1006. Dopo vari accadimenti, il castrum fu occupato da Rustico, uno dei membri della potente famiglia dei Crescenzi Ottaviani e, nel 1082,  fu conquistata da Enrico IV, che la donò nuovamente a Farfa. Nel XV secolo, in seguito alla decadenza dell’Abbazia di Farfa, Fara in Sabina divenne feudo degli Orsini, ai quali venne sottratta, nel 1461, per un breve periodo da Federico da Montefeltro, duca di Urbino. Tornata agli Orsini, passò poi sotto il controllo della Santa Sede, diventando capoluogo distrettuale. All’inizio del 1800, Fara in Sabina aveva circa 1200 abitanti e divenne sede del Governatorato dal quale dipendevano alcuni comuni vicini. Il tessuto urbano era suddiviso nei quartieri di via San Giacomo, Piazza della Chiesa, Piazza Forcina, Piazza del Pesce, Scaloni, Ospedale e Porta. All’inizio del 1900, Fara in Sabina era capoluogo di mandamento, sede di Pretura, dell’Ufficio del Registro, Tenenza dei Carabinieri a cavallo, aveva il Banco di Santo Spirito e l’Antica Farmacia, oltre a numerose botteghe artigiane. Negli anni Quaranta e Cinquanta, le arti ed i mestieri tramontarono: i sarti Traversa si trasferirono a Napoli lasciando il palazzo che porta ancora il loro nome. Dal secondo dopoguerra, lo spopolamento diventò inarrestabile, anche a causa dell’aumentata importanza dello scalo ferroviario di Passo Corese.

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Il legame di Fara in Sabina con la coltivazione dell’olivo è testimoniato anche dell’araldica del suo stemma. Su scudo con fondo azzurro è riportato, infatti,nella parte bassa, un monte d’oro a sei cime, sulla cui sommità vi sono tre rami verdi di olivo.